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17.03.2008
pace, rivoluzione, fantasia
(...) Che la Reyes esorta a non gettare alle ortiche, «non foss’altro che per solidarietà con tutte quelle donne che nel mondo vengono assassinate, stuprate, linciate, mutilate, ridotte in schiavitù, perseguitate, imprigionate, violentate, segregate, soltanto perché sono donne». Alina Reyes beve un café crème, e nonostante tutto non recede di un passo dal suo ottimismo. Gli occhi castani, il sorriso esitante, i capelli corti, spettinati dal taglio aggraziato, femminile. Nel suo libro “politico”, l’amore è la forza all’antitesi della guerra foriera di morte, e il desiderio è un motore che, perseguendo il piacere, produce vita. «Le guerre si decidono sempre nelle alte sfere, non è mai la popolazione a invocarle. La storia dei cambiamenti epocali, invece, si fa in basso, nella quotidianità della vita di ogni giorno. In questo momento storico, profondamente segnato dalla guerra, dal terrorismo, c’è tanta gente, in Israele per esempio, che lavora da entrambe le parti nel segno dell’amore. Continuando a opporre gli strumenti del dialogo e della mediazione alla trappola del fanatismo, portatore solo di distruzione».
08:35 Publié dans Dans le Temps, journal | Lien permanent | Envoyer cette note | Tags : littérature






